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Il paradosso di Venezia: perché il ticket d'ingresso non fermerà lo spopolamento della città

Il dibattito sull'overtourism si concentra spesso sui flussi dei visitatori. Ma la vera crisi di Venezia è strutturale: politiche di prezzo che non funzionano, rendita immobiliare fuori controllo, e una comunità residente che continua a ridursi.

Piazza San Marco a Venezia completamente deserta, con il campanile e la basilica, in una mattina di sole
Piazza San Marco deserta: Venezia, 26 dicembre 2020, mezzogiorno. Foto di Francesca Berton · CC BY-ND 4.0

Nei giorni di massima affluenza, la reazione più immediata è puntare il dito contro la folla. È la narrazione del turista di troppo, responsabile del sovraffollamento dei vaporetti e dell'invivibilità delle calli. È una lettura che scambia l'effetto per la causa: non si può colpevolizzare il singolo visitatore per il desiderio di vedere una città unica al mondo.

Il problema è strutturale. La fama di Venezia è globale, e con una classe media mondiale in espansione la domanda per visitarla non si esaurirà mai da sola. Se la capacità ricettiva aumenta, ci sarà sempre qualcuno pronto a riempire quel vuoto. Di fronte a questa pressione, l'amministrazione ha scelto finora di gestire i flussi con leve economiche, una strategia che i numeri raccontano come inefficace e che rischia di essere discriminatoria.

Il ticket non riduce i flussi, li seleziona

La misura più nota è il contributo d'accesso per i turisti giornalieri, introdotto in via sperimentale nel 2024. I dati non lasciano molti dubbi: gli arrivi continuano a crescere, e nei primi 42 giorni di applicazione 2026 sono stati venduti più ticket da 10 euro (tariffa "last minute") che da 5 euro (tariffa anticipata), segno che la differenza di prezzo non sposta comportamenti1. L'idea che aumentando il costo d'ingresso la domanda cali è un errore di calcolo: data la disparità di ricchezza globale, ci sarà sempre una quota di popolazione mondiale in grado di pagare senza risentirne. Il ticket non riduce l'overtourism; seleziona chi può permetterselo.

In questo quadro, le scelte sulle infrastrutture portuali sembrano andare in direzione opposta. Mentre si discute di alzare il costo d'ingresso per i visitatori giornalieri, l'Autorità di sistema portuale punta a riportare la crocieristica veneziana a un milione di passeggeri l'anno entro il 2027: quasi il doppio dei circa 500-550mila registrati nel 2023-20242.

Chi pernotta a Venezia, e paga già l'imposta di soggiorno, è esente dal contributo d'accesso; lo stesso vale per residenti, studenti, lavoratori, minori di 14 anni e altre categorie3. Ma nel complesso, il sistema tariffario premia chi ha capacità di spesa più alta e scoraggia il visitatore di passaggio, quello che secondo gli operatori del commercio "riempie le calli ma non entra nei negozi".

È questa la posizione di Setrak Tokatzian, gioielliere e presidente dell'Associazione Piazza San Marco, che a luglio 2025 ha proposto di far pagare 100 euro a chi arriva in giornata senza pernottare, lamentando il crollo degli acquisti da parte dei turisti "mordi e fuggi"45. All'epoca la proposta fu liquidata come una provocazione dallo stesso allora assessore al Turismo, Simone Venturini, che la giudicò irrealizzabile perché la legge fissa un tetto massimo di 10 euro6.

Meno di un anno dopo, da sindaco, Venturini ha rilanciato un'idea simile: portare il contributo d'accesso dagli attuali 5-10 euro fino a una forbice di 30-50 euro nei giorni di maggiore affluenza17. Per farlo servirà un intervento del Parlamento, dato che il tetto tariffario è fissato da una legge nazionale del 2021, non da un regolamento comunale1. Se la proposta passasse, una famiglia di quattro persone che scegliesse di visitare Venezia in giornata (magari senza potersi permettere un pernottamento) potrebbe arrivare a pagare 200 euro solo per entrare in città: un costo che trasforma l'accesso a un bene comune in un lusso per chi può permetterselo.

E il ricavato? Una rendicontazione che resta opaca

C'è poi un'altra domanda, meno posta ma altrettanto rilevante: dove finiscono i soldi. Il regolamento comunale che disciplina il contributo rinvia, per la destinazione del gettito, alla disciplina della tassa di sbarco: un vincolo che comprende raccolta e smaltimento dei rifiuti, recupero e salvaguardia ambientale, turismo, cultura, polizia locale e mobilità. È un perimetro che la letteratura giuridica sul tema considera volutamente ampio e generico, al punto da "appannare" il vincolo di destinazione stesso e da rendere difficile una rendicontazione puntuale degli obiettivi attesi e raggiunti8.

In pratica, l'amministrazione ha scelto una strada precisa e la ripete di anno in anno: usare gran parte dell'incasso, al netto dei costi di gestione, per contenere la TARI. Nel bilancio di previsione 2026, per esempio, il Comune ha messo nero su bianco che l'aumento della tariffa rifiuti è stato azzerato anche grazie a 1,77 milioni di euro legati al contributo d'accesso, sommati ai proventi dell'imposta di soggiorno e al recupero dell'evasione fiscale9. È l'assessore al Bilancio, Michele Zuin, a ripetere da anni questa impostazione, definendola più volte un unicum a livello nazionale12.

Gli incassi, nel frattempo, sono cresciuti rapidamente: circa 2,4 milioni di euro nel 2024, primo anno di sperimentazione, con 485mila paganti in 29 giornate10; saliti a circa 5,4 milioni nel 2025, con oltre 720mila voucher emessi in 54 giornate11. Quanto di quell'incasso venga assorbito dai costi di gestione (piattaforma digitale, personale ai varchi, campagna informativa) il Comune non lo quantifica pubblicamente in modo puntuale. Nei comunicati istituzionali ricorre sempre la stessa formula, "al netto dei costi di gestione", senza che venga mai pubblicato un dettaglio delle voci di spesa: nel solo 2025 sono stati impiegati stabilmente circa 140 tra steward, verificatori e agenti della Polizia locale per i controlli sul campo11.

Questa opacità è anche al centro dello scontro politico in Consiglio Comunale. Le opposizioni, in particolare Partito Democratico e liste civiche come Tutta la Città Insieme, chiedono da tempo che i dati sui flussi e sugli incassi vengano incrociati con altre fonti comunali, come la Smart Control Room, e che gli studi commissionati dal Comune, per esempio quello affidato al CISET (Centro Internazionale di Studi sull'Economia Turistica), vengano resi pubblici per intero e non solo per estratti selezionati durante le commissioni consiliari1314. Già nel 2023, prima ancora dell'avvio della sperimentazione, la segreteria comunale del PD aveva sintetizzato il sospetto in una battuta tagliente sulle reali intenzioni della Giunta15, accusa che l'amministrazione respinge regolarmente ribadendo che l'obiettivo non è di bilancio ma di tutela della residenzialità.

Il punto, al di là delle accuse reciproche, è che a oggi non esiste un elenco pubblico e verificabile di interventi specifici, dal restauro di edilizia popolare al potenziamento del trasporto pubblico locale, finanziati in modo diretto e tracciabile dal contributo di accesso. L'unico impiego dichiarato con cifre precise resta il contenimento della TARI: un beneficio reale per chi risiede in città, ma anche l'unico capitolo di spesa che l'amministrazione sceglie di rendere pubblico con numeri puntuali.

La crisi vera è demografica

Mentre l'attenzione pubblica resta sui tornelli e sui contributi d'accesso, la crisi più seria si consuma sul piano abitativo. I numeri tracciano la parabola di un collasso inesorabile. Come riportato da Il Post20, nel 2008 i residenti nella città storica erano poco più di 60.000 e i posti letto per i turisti circa 12.000. Oggi la situazione si è completamente ribaltata: i posti letto turistici in centro storico sono oltre 50.000 superando in numero i residenti, scesi stabilmente al di sotto di 49.000 (lontani dal picco massimo di 175.000 registrato nel 1951).

La dinamica che ha portato a questa sostituzione demografica è palese: per chi possiede un immobile in centro storico, convertirlo ad affitto turistico breve copre agevolmente mutuo e costi e genera un margine di profitto che l'affitto residenziale a lungo termine non può minimamente garantire. Rinunciarvi, per salvaguardare il tessuto sociale della comunità, è oggi una scelta che pochissimi proprietari sono disposti (o possono permettersi) di fare.

La conseguenza è un circolo che si autoalimenta: meno residenti stabili significano meno negozi di prossimità. Alimentari, ferramenta e presidi medici vengono chiusi per lasciare spazio ad attività rivolte esclusivamente ai visitatori. La vita quotidiana in laguna diventa sempre più complessa e costosa, spingendo altre famiglie ad andarsene, in uno spazio urbano che si riorganizza unicamente attorno al consumo turistico.

La sentenza della Consulta

Se l'obiettivo è preservare Venezia come città abitata, la leva più promettente non è il prezzo del biglietto ma la regolazione dell'uso del suolo. E qui qualcosa si è effettivamente mosso: con la sentenza n. 186 del 2025, depositata il 16 dicembre, la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Governo contro il Testo unico del turismo della Regione Toscana (L.R. 61/2024), confermandone la piena legittimità1617.

È importante essere precisi su cosa dice la sentenza, perché è un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico: la Consulta non ha attribuito direttamente ai comuni il potere di limitare gli affitti brevi. Ha stabilito che è legittimo che sia la Regione, attraverso una propria legge, ad assegnare ai Comuni quel potere regolatorio, motivandolo con finalità di governo del territorio e tutela del tessuto sociale, e non in contrasto con la libertà d'impresa garantita dall'articolo 41 della Costituzione1618. La sentenza riguarda cioè un riparto di competenze tra Stato, Regioni e Comuni: legittima uno strumento, non lo attiva automaticamente ovunque.

Questo significa che una città non può oggi appoggiarsi alla sentenza per zonizzare o bloccare da sola le nuove locazioni brevi: prima serve che la relativa Regione approvi una legge sul modello di quella toscana. Non è un dettaglio secondario. L'Emilia-Romagna lo ha già fatto, approvando una legge analoga il 17 dicembre 2025, a un giorno dalla sentenza19.

Tuttavia è fondamentale sottolineare la posizione di vantaggio competitivo di Venezia nel panorama normativo nazionale. Mentre la Sentenza 186/2025 costituisce per la maggior parte dei comuni italiani un'architettura che necessita di un recepimento legislativo regionale per diventare operativa, Venezia dispone già di un potere normativo delegato specifico grazie all'emendamento Pellicani (art. 37-bis del D.L. n. 50/2022). La pronuncia della Consulta non ha fatto altro che blindare costituzionalmente la legittimità di interventi restrittivi sugli affitti brevi, fugando ogni dubbio sulla compatibilità di tali misure con la libertà di iniziativa economica. Ne consegue che, a differenza di altre realtà urbane, il Comune di Venezia possiede già, de facto e de jure, la base giuridica necessaria per implementare un sistema di licenze a tempo o di contingentamento delle locazioni turistiche. L'eventuale assenza di misure più incisive, pertanto, non è più imputabile a una carenza di poteri o a un vuoto normativo, bensì alla sola volontà politica dell'amministrazione nel voler esercitare le facoltà che lo Stato le ha già ampiamente conferito.

Una proposta: le licenze a tempo

Proprio perché la sentenza legittima ai Comuni margini di intervento più larghi di quanto si pensasse (zone di esclusione, requisiti di destinazione d'uso, titoli autorizzatori con vincoli e scadenze per l'attività ricettiva extra-alberghiera1718) vale la pena spingere quella logica fino in fondo con una proposta concreta, che la legge toscana non prevede in questi termini ma che il principio affermato dalla Corte renderebbe percorribile: licenze a scadenza fissa.

Il meccanismo, in tre passaggi, potrebbe funzionare così. Primo: il Comune di Venezia mappa i sestieri e dichiara satura la soglia di sostenibilità del centro storico, bloccando nuove aperture di alloggi turistici in appartamenti residenziali. Secondo: le licenze già attive non restano a tempo indeterminato, ma ricevono una scadenza, cinque o nove anni per esempio, al pari di quanto già avviene per altre autorizzazioni commerciali soggette a rinnovo periodico. Terzo: allo scadere, il titolare deve chiedere il rinnovo della conformità urbanistica; se nel frattempo la zona resta satura, il Comune può legittimamente negarlo, a prescindere da eventuali passaggi di proprietà o successioni, e l'immobile torna a uso residenziale.

È un impianto compatibile con quanto la Corte ha già validato per la Toscana, dove è previsto un titolo autorizzatorio comunale con misure graduali e salvaguardie18, ma va oltre quel testo specifico. Non è (ancora) diritto vigente: è una proposta di policy che usa la sentenza 186/2025 come base di legittimità costituzionale, non come sua diretta applicazione.

Venezia non rischia di scomparire perché troppo amata, ma perché le scelte politiche e le dinamiche immobiliari ne stanno svuotando la dimensione urbana a favore di quella commerciale. La strada più efficace non passa dal prezzo del biglietto d'ingresso, ma dalla capacità della politica di porre limiti alla rendita e restituire ad abitare in laguna il carattere di un diritto, non di un privilegio.

Fonti

  1. «Il nuovo sindaco di Venezia vuole alzare il ticket di ingresso fino a 50 euro», Il Post, giugno 2026. ilpost.it
  2. «Crociere, Venezia punta a un milione di passeggeri nel 2027», ANSA, marzo 2023. ansa.it
  3. «Ticket d'accesso a Venezia a 50 euro, la proposta del sindaco», Virgilio Notizie, giugno 2026. virgilio.it
  4. «Venezia, i commercianti di Piazza San Marco: "Serve una tassa di 100 euro"», TgCom24, luglio 2025. tgcom24.mediaset.it
  5. «Da Venezia, la provocazione: tassa da 100 euro», Italia a Tavola, luglio 2025. italiaatavola.net
  6. «Venezia contesa: 100 euro per entrare o bellezza per tutti?», AltoVicentinOnline, luglio 2025. altovicentinonline.it
  7. «Venezia studia il ticket di accesso a 50 euro ma la proposta del sindaco divide», Il Sole 24 Ore, giugno 2026. ilsole24ore.com
  8. «Il contributo di accesso veneziano e l'insostenibile overtourism: natura giuridica e prospettive di implementazione», Rivista di Diritto Tributario, novembre 2024. rivistadirittotributario.it
  9. «Tari 2026, via libera alle nuove tariffe senza aumenti», Comune di Venezia, giugno 2026. comune.venezia.it
  10. «Il biglietto d'accesso a Venezia ha funzionato ma nel modo sbagliato», Rivista Studio, marzo 2025. rivistastudio.com
  11. «Ticket d'accesso a Venezia, 720 mila visitatori paganti e 5,4 milioni nelle casse del Comune», La Nuova Venezia, luglio 2025. nuovavenezia.it
  12. «Contributo d'accesso 2025: ecco come Venezia usa le entrate», Metropolitano.it, aprile 2025. metropolitano.it
  13. «Scontro sui dati nei giorni del ticket: "Pubblicateli tutti". "Non era stato richiesto"», VeneziaToday, marzo 2025. veneziatoday.it
  14. «Contributo di accesso, oltre 720mila visitatori giornalieri paganti. Zuin: "Bilancio positivo"», VeneziaToday, luglio 2025. veneziatoday.it
  15. «Contributo d'accesso, i motivi dei tanti "No". Dubbi sui turisti della terraferma», VeneziaToday, settembre 2023. veneziatoday.it
  16. Corte Costituzionale, Sentenza n. 186/2025, depositata il 16 dicembre 2025. cortecostituzionale.it
  17. «La Corte costituzionale: legittime le norme della Regione Toscana su locazioni turistiche e affitti brevi», AG Studio Legale, dicembre 2025. agstudiolegale.com
  18. «Affitti brevi, per la Consulta sono legittimi i limiti della legge toscana», Misterlex, dicembre 2025. misterlex.it
  19. «Affitti brevi e overtourism: la Corte Costituzionale conferma i poteri dei Comuni nel fissare limiti», dicembre 2025. forniturealberghiereonline.it
  20. «A Venezia c'è un nuovo contatore per i posti letto turistici», Il Post, aprile 2023. ilpost.it